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 Concerto Settimana pavese in san Pietro in Ciel d'Oro

Ragazzi del Coro Adeodato in san Pietro in Ciel d'Oro

Ragazzi del Coro Adeodato alla fine del concerto

 

Concerto per la Settimana Pavese

NELLA BASILICA DI SAN PIETRO IN CIEL D'ORO A PAVIA

 

ADEODATO ... MIO CARO FIGLIO

Rappresentazione scenica con il CORO ADEODATO

Pavia 23 aprile 2008   ore 21.00

- Settimana Agostiniana Pavese -

 

 

Presentazione

 

Un cordiale benvenuto ai presenti in questa chiesa così ricca di storia, che conserva le spoglie del nostro grande Patrono Agostino. E' con immensa gioia che siamo qui davanti a quest'Arca che effonde il profumo e il pathos di una presenza, quella di Agostino, che sa coinvolgerci in tutte le nostre persone. Che siano un cuor solo e un'anima sola: questo invito così antico e così nuovo animi la nostra serata agostiniana. La manifestazione che proponiamo è una rappresentazione scenica dal titolo ADEODATO ... MIO CARO FIGLIO, organizzata dalla Associazione S. Agostino in collaborazione con l'Istituto Comprensivo di Cassago e vuole offrire una occasione ai presenti, ma anche ai ragazzi del Coro Adeodato, per approfondire la conoscenza della spiritualità e umanità di Agostino. Questa sera proporremo dei brani scelti agostiniani, commentati con musiche e canti, che trattano, fra l'altro, alcune scene di vita familiare fra Agostino e il figlio Adeodato di cui conosciamo qualche aspetto grazie alle sia pur rare testimonianze assicurateci dal grande vescovo di Ippona. La vita di Adeodato fu breve: nacque a Cartagine nel 372 e morì a Tagaste nel 389. Fu fanciullo in Africa e adolescente (dal 383 al 388) in Italia. Partecipò ai Dialoghi di Cassiciaco ed è protagonista del De Magistro: ci lascia un bel ricordo e l'impressione di un ragazzo intelligente e nello stesso tempo aperto alle inquietudini della sua giovane età. Il Coro Adeodato è nato nel 2007 proprio con l'intento di offrire ai giovani adolescenti un'occasione, attraverso la musica, per crescere non solo in altezza ma in intelligenza e spirito. La scelta di questo tema vuole portare il suo semplice contributo all'ideale che anima la Settimana Pavese che non ha mai cessato di proporre Agostino come l'uomo capace di far da ponte fra le culture in società attraversate da crisi profonde, che ne rimettono in gioco le fondamenta.

 

CANTO: Lu u Lay [a 2 voci origine: Stati Uniti per Flauti soprani- Ottavino]

 

Il tredici novembre ricorreva il mio compleanno. Dopo un pranzo tanto frugale che non impedì il lavoro della mente, feci adunare nella sala delle terme tutti coloro che non solo quel giorno ma ogni giorno convivevano con me. S'era presentato come luogo appartato, adatto all'occorrenza. Partecipavano, e non ho timore di presentarli con i soli nomi alla singolare tua benevolenza: prima di tutto mia madre, ai cui meriti spetta, come credo, tutto quel che sto vivendo, Navigio mio fratello, Trigezio e Licenzio miei concittadini e discepoli. Volli che non mancassero neanche Lastidiano e Rustico, miei cugini, sebbene non avessero frequentato neppure il maestro di grammatica. Ritenni che il loro buon senso fosse sufficiente all'argomento che intendevo trattare. Con noi era anche mio figlio Adeodato, il più piccolo di tutti. Egli ha tuttavia un ingegno che, salvo errore dovuto all'affetto, promette grandi cose. (De Beata Vita )

 

L'episodio che Agostino descrive nel De Beata Vita si svolge a Cassiciaco in una fredda giornata di metà autunno. Agostino aveva invitato la madre Monica, il figlio Adeodato, il fratello Navigio, l'amico Alipio, i cugini, alcuni discepoli e amici africani nei caldi ed accoglienti balnea della villa di campagna dell'amico Verecondo. Cassiciaco è l'attuale Cassago in Brianza: è qui che Agostino soggiornò dall'autunno del 386 d.C. fino agli inizi della primavera del 387 d.C. ospite di Verecondo, l'amico e collega di insegnamento nelle scuole imperiali milanesi, che gli aveva messo a disposizione la sua abitazione perchè si riposasse dagli affanni e dalle preoccupazioni della vita di città e perchè potesse prepararsi in tutta tranquillità al battesimo cristiano.

 

CANTO: LE STAGIONI [a 2 voci per Tromba e clarinetto]

 

Le parole fuggono e le ore volano; così i nostri anni, le nostre azioni, le nostre glorie, la nostra miseria, la nostra felicità terrena. Tutto passa. Questo non ci spaventi perché la Parola del Signore dura per sempre ... (Omelia 124, 4)

Il Signore intona per te il canto. Il cuore si apra a una gioia senza parole, che non puoi esprimere ma neppure tacere. Non cercare le parole ma canta a Lui nel giubilo. (Seconda omelia sul salmo 32, 1; 8)

 

CANTO: FILASTROCCA MALIZIOSA [a 3 voci per Flauti soprani e contralti- clarinetto- ottavino]

 

Poi quando venne il momento di dare il mio nome lasciammo la campagna di Cassago e ritornammo a Milano. Alipio decise di rinascere anche lui in te, con me ... Prendemmo con noi anche Adeodato, il ragazzo nato da me. L'avevi fatto bene, tu. Aveva appena quindici anni, e quanto a intelligenza era meglio di molti seri e dotti signori. Riconosco i tuoi doni, mio Signore e Dio, creatore dell'universo e capacissimo di dar forma ai nostri informi atti: non c'era nulla di mio in quel ragazzo, oltre al peccato. Che poi l'avessimo allevato secondo i tuoi principi eri stato tu e nessun altro a ispirarcelo: io riconosco i tuoi doni. C'è un libro mio, intitolato Il maestro: lì è lui a dialogare con me. Tu lo sai che tutti i pensieri lì proposti dal mio interlocutore sono suoi, e aveva sedici anni. Feci in tempo a conoscere altre sue doti, molto più ammirevoli. Quella sua intelligenza mi faceva rabbrividire di spavento: e chi oltre a te può esser autore di miracoli simili? Presto lo hai tolto dalla terra, e sereno è il ricordo che ne ho, tanto più che non ho nulla da temere per la sua infanzia e la sua adolescenza, e nulla affatto per la sua età matura ... Ce ne facemmo dunque un compagno e coetaneo nella tua grazia, da educare secondo la tua dottrina; e fummo battezzati e venne meno l'angoscia del passato. (Conf. 6, 14.)

 

Ragazzi del Coro Adeodato in san Pietro in Ciel d'Oro suonano le quattro stagioni

Ragazzi del Coro Adeodato suonano le quattro stagioni

Appena giunto nella villa di Verecondo, Agostino aveva stimola Licenzio e Trigezio allo studio della filosofia e inaugura una stagione di dibattiti e riflessioni che vengono raccolti in diversi libri noti come i DIALOGHI che sono le prime opere scritte da Agostino che ci sono pervenute. Dopo pochi giorni dall'arrivo inizia la disputa del Contra Academicos che si prolunga per qualche giorno. Il De beata vita viene avviato il 13 novembre, nel giorno del compleanno di Agostino, e prosegue per qualche giorno. Durante una notte prende avvio il De ordine. Nel bel mezzo della stesura di questi dialoghi maturano i Soliloquia, dove Agostino interroga e parla con la sua ragione e la sua anima alla ricerca di Dio. Le circostanze narrate, gli episodi che vengono citati, la descrizione della vita quotidiana, fanno dei Dialoghi di Cassago una serie di opere storiche e non finzioni letterarie. Nove sono dunque i libri scritti a Cassiciaco, e le discussioni che vi si tennero fornirono un ampio materiale per la realizzazione di altre opere che furono concluse a Milano o poco dopo. Alludiamo al De quantitate animae, al De libero arbitrio, al De Musica e al De Magistro, che vengono giustamente considerati Dialoghi con lo stesso valore di quelli conclusi a Cassiciaco. In queste opere del periodo cassaghese Agostino rivela di possedere già uno strumento espressivo che riesce a rendere con duttilità e chiarezza il significato dei termini filosofici, morali, etici e religiosi. Agostino è alla fine di un lungo percorso in cui si è reso conto che la lettura allegorica della Scrittura e la filosofia neoplatonica praticate da Ambrogio gli permettevano di risolvere le difficoltà intellettuali che, quando era più giovane, nel suo primo avvicinamento ai testi biblici gli erano sembrate insuperabili. Alla lettura degli scritti dei filosofi Agostino fece così seguire quella rinnovata della Scrittura e soprattutto delle Lettere paoline. Così, a trentadue anni, Agostino fu battezzato da Ambrogio il 24 aprile 387, durante la veglia pasquale, nella Cattedrale di Milano. Dopo il battesimo, Agostino decise di tornare in Africa con gli amici, con l'idea di praticare una vita comune, di tipo monastico, al servizio di Dio.

 

CANTO: ALEGRIA [a 2 voci origine: Portorico]

 

Agostino - Che cosa s'intende ottenere, secondo te, quando si parla?

Adeodato - Per quanto ora ho in mente, o insegnare o apprendere.

Agostino - M'è evidente il primo dei due casi, e sono d'accordo. È chiaro che parlando s'intende insegnare. Ma apprendere come?

Adeodato - E come, secondo te, se non dialogando?

 

A Cassiciaco Agostino non venne con il solo scopo di prepararsi al battesimo o per condurre una vita di meditazione: ha anche altri obiettivi perché quando arriva nella villa di Verecondo non è solo. E' accompagnano da parenti e studenti con cui condivide un fortissimo vincolo di amicizia. Lo stesso soggiorno a Cassiciaco è stato possibile grazie all'amicizia e all'affetto di un amico, Verecondo, che, pur non potendo unirsi ad Agostino e agli altri, ha messo loro a disposizione una sua villa di campagna, dove potersi ritirare lontano dal mondo. Tutto quanto il soggiorno di Cassiciaco è trascorso all'insegna dell'amicizia: i dialoghi, tramite i quali gli amici si istruiscono ed innalzano la loro sapienza, sono conversazioni amichevoli, momenti di calore e stima ed affetti condivisi; i libri, che da queste discussioni nascono, che riportano queste discussioni, sono spesso dedicati ad amici assenti, e gli assenti stessi vengono ricordati con affetto e rimpianto durante le conversazioni. Tutto il soggiorno di Agostino a Cassiciaco è segnato dall'amicizia - ma, in realtà, per tutta la sua vita, dall'infanzia alla tarda vecchiaia, Agostino sentì sempre, vivissimo, il senso ed il valore dell'amicizia. Il tempo trascorso tra amici è l'unico che sia davvero piacevole, e non vi è nulla, nessuna verità conquistata, nessuna gioia goduta, che non veda moltiplicata la propria intensità, se condiviso tra amici. Anche con il figlio Adeodato si scopre questo rapporto di profonda amicizia, che si sviluppa attraverso la parola e da questa si materializza nel dialogo, il vero e straordinario strumento per conoscere l'altro e conoscerlo da amico.

 

CANTO: LA VERGINE DEGLI ANGELI [a 3 voci Flauti soprani- clarinetto Parlato]

 

(La donna innominata, madre di Adeodato)

In quegli anni avevo una donna, che non avevo conosciuta in quello che si dice un connubio legittimo: ma me l'aveva procurata la mia furia errabonda e del tutto sprovveduta. Una sola, comunque: e per di più le ero fedele come un marito. Eppure con lei ho sperimentato di persona tutta la distanza che c'è fra la misura di un patto coniugale, stretto in vista della procreazione, e l'intesa di un amore arbitrario, dove i figli vengono benché indesiderati, anche se una volta al mondo non si può non amarli. .... E quando mi fu strappata dal fianco la donna con la quale ero solito andare a letto, dovettero tagliarmi via il pezzo di cuore che le era attaccato: e la ferita sanguinò molto. Se ne tornò in Africa, facendo voto a te di non conoscere mai altro uomo, e lasciando con me il figlio naturale che da lei avevo avuto.

 

Che all'ombra di un "grande uomo" ci sia sempre una grande donna non v'è dubbio alcuno, perché deve essere grande per forza, perlomeno in comprensione, generosità, pazienza, intuito, per poter sopportare questi cosiddetti grandi uomini dotati di tre qualità che, quando sono esasperate, come quasi sempre nel loro caso, diventano tremendi difetti e cioè: ambizione, arroganza intellettuale, egocentrismo. Di alcune di queste donne si parla molto, di altre meno, altre addirittura sono ignorate come nel caso della concubina di Agostino: a lui sono stati dedicati, e ancora lo saranno, migliaia di libri mentre nessuno o quasi è stato riservato alla sua donna e alla sua personale storia accanto a lui. Certo, non ci sono notizie esaurienti e dirette su di lei tali da poterne tracciare una biografia, ma come è stato possibile non indagare, non farsi domande su questa donna madre di Adeodato, sul come e sul quanto abbia influito sulla personalità di Agostino, non cercare di penetrare nel loro rapporto, invece di etichettarla sbrigativamente come "la donna del peccato" e accantonarla come oggetto di nessun valore quando è la persona che gli è stata in assoluto la più vicina fisicamente e spiritualmente e per più lungo tempo? Condividendo per tanti anni con Agostino un figlio, la tavola e il letto, percorrendo accanto a lui il suo tormentato e difficile cammino di maturazione psichica, intellettuale e spirituale (non dimentichiamo che il loro rapporto si svolge nell'arco di tempo che va dai diciotto ai trentadue anni), è senz'altro l'unica che gli è stata intima in tutti i sensi e ne ha conosciuto (e amato) le ombre e le luci, le grandezze e le miserie meglio ancora, forse, di Agostino stesso perché noi in genere siamo portati a negarci i nostri lati oscuri: è impensabile quindi che non abbia lasciato la sua impronta nella personalità di Agostino e che a sua volta non sia stata contagiata dal suo fascino intellettuale e dalla sua ricerca interiore.

 

 

INTERMEZZO STRUMENTALE

 

INTRODUZIONE ALLE STAGIONI

La terra è di una bellezza straordinaria; ma ha il suo artefice. Contemplo la grandezza del mare che mi sta intorno, mi stupisco, ammiro; cerco l'autore... Levo gli occhi al cielo e alla bellezza delle stelle; ammiro lo splendore del sole capace di illuminare il giorno, e la luna che dirada le tenebre notturne. Sono meravigliose queste cose, degne di lode, anzi di stupore... Ma non sta qui la mia sete. Tutto questo io ammiro, tutto questo io lodo, ma ho sete di Colui che ne é l'autore ... (Omelia sul salmo 41, 7)

 

1. L'INVERNO

Se vuoi vedere il sole, libera i tuoi occhi da ogni ostacolo per vedere la luce. Se vuoi vedere Dio, purifica l'occhio con cui Dio può essere visto. Vuoi vedere Dio? Eccoti un pensiero su cui meditare: Dio è amore. (Omelia sulla lettera di S. Giovanni 7, 10)

 

2. LA PRIMAVERA

"Si racconta che i cervi, quando vogliono recarsi a pascolo in certe isole lontane dalla costa, per attraversare la lingua di mare che li separa poggiano la testa sulla schiena altrui. Uno soltanto, quello che apre la fila, tiene alta la propria testa senza poggiarla sugli altri. Quando però egli è stanco, si mette per ultimo, sicché anche lui può appoggiarsi sul compagno ...

In questo modo tutti insieme portano i loro pesi e giungono alla meta desiderata: non affondano perché la carità è la loro nave!...". (Omelia sul Salmo 129)

 

3. L'ESTATE

L'estate è il tempo della serenità, della prosperità; l'inverno è il tempo della prova, della tribolazione, della tristezza. Osserva la formica di Dio. Si alza al mattino, corre alla chiesa di Dio, prega, ascolta la lettura, medita su ciò che ha udito, ripone nel suo intimo il grano che ha raccolto nell'aia. Raccoglie d'estate ciò a cui attingere d'inverno. Raccogli anche tu d'estate, finché puoi; d'inverno potrai mangiare soltanto ciò che avrai raccolto d'estate. (Omelia sul salmo 66, 3)

 

4. L'AUTUNNO

Fratelli, vi esorto a lodare Dio, e cantiamo insieme l'alleluia ... Orbene, non badate soltanto al suono: quando lodate Dio, lodatelo con tutto l'essere. Canti la voce, canti la vita, cantino le opere ... OMELIA SUL SALMO 148,

Vedi i cieli, sono grande opera di Dio. Vedi la terra: Dio ha stabilito i numeri dei semi, la varietà dei germi, la moltitudine degli animali. Fai ancora il giro dai cieli fino alla terra e non tralasciare nulla: ovunque ogni cosa ti parla del Creatore, e le creature nelle loro specie stesse sono come voci che lodano il Creatore". (in Ps.26)

 

CANTO: APRES MA BLONDE [a 2 voci origine: Francia per Flauti soprani e contralti]

 

(La Nonna Monica)

Non ometterò neppure una delle parole che mi partorisce l'anima intorno a quella tua servitrice, a lei che mi partorì con la sua carne alla luce del tempo e a quella dell'eterno col suo cuore. Non dei suoi doni dirò ma di quelli che tu hai fatto a lei. Certo non s'era fatta o allevata da sola: sei tu che l'hai creata, e né suo padre né sua madre sapevano quale donna sarebbe venuta da loro. E al tuo timore l'educò il bastone del tuo Cristo, la disciplina del tuo figlio unico, in una casa di credenti che era una parte sana del corpo della tua chiesa. Educata dunque alla discrezione e alla sobrietà, e da te sottomessa ai genitori piuttosto che dai genitori a te, quando compì l'età da marito fu consegnata a un uomo che servì come un padrone: e fece di tutto per guadagnarlo a te, parlandogli di te con quel suo modo d'essere di cui tu la facevi bella e pur nel suo contegno amabile e ammirevole per il marito. Quanto poi agli oltraggi da lui inflitti al letto coniugale, fu così tollerante che non ebbe mai alcun diverbio con lui a questo proposito. Aspettava che su di lui scendesse la tua misericordia, e con la fede gli desse un po' di castità. Era poi la serva dei tuoi servi. Chi di loro l'aveva conosciuta, in lei rendeva lode e onore e amore a te, sentendo nel suo cuore la tua presenza, testimoniata dai frutti di una vita consacrata a te. Era stata la moglie d'un solo uomo, aveva reso ai genitori il bene ricevuto, aveva retto con devozione la sua casa, a testimonio aveva le sue buone opere. Aveva allevato dei figli, partorendoli di nuovo ogni volta che li vedeva allontanarsi da te. Infine di tutti noi, Signore, che possiamo per tuo gratuito favore dirci servi tuoi, e ricevuta la grazia del tuo battesimo vivevamo già in una nostra comunità, al tempo in cui ancora lei non s'era addormentata in te, di tutti noi si prese cura quasi fossimo tutti figli suoi, e quasi fosse figlia di noi tutti ci servì.

 

Ragazzi del Coro Adeodato in san Pietro in Ciel d'Oro diretti dal Maestro Silvano Bianchi

Ragazzi del Coro Adeodato guidati dal Maestro Bianchi

Monica è la mamma di S. Agostino ed è la nonna amorevole di Adeodato che seguirà anche in Italia fino a Milano. Sarà anche presente a Cassiciaco con un ruolo autorevole e di grande saggezza. Senza la sua costanza, le sue lacrime, le sue preghiere, la sua passione per il figlio, la Chiesa e l'umanità oggi non avrebbero probabilmente quel gran santo che è stato Agostino. Nata nel 331 in una famiglia profondamente cattolica e andata sposa a Patrizio, che era pagano, Monica si trovò a vivere i problemi e le gioie quotidiane, i momenti più esaltanti e quelli più angoscianti di una donna qualsiasi. Conobbe l'amore e la maternità: ebbe due figli e una figlia. Ebbe a che fare con la difficile esperienza quotidiana di educare i figli. Subì con discrezione le infedeltà coniugali del marito, uomo tenero e sensibile, ma volubile e facile all'ira. Interferì con forza, con fierezza e una costante preoccupazione nella "carriera" del figlio Agostino. La morte del marito (Patrizio muore nel 371, un anno dopo essersi convertito al cristianesimo) le richiede il dovere di sostenere con il suo lavoro la famiglia, ma non abbandona mai gli interrogativi della fede personale e della fede da trasmettere ai propri figli. Constata amaramente il proprio fallimento di mamma cristiana, quando si vede ritornare a casa il figlio Agostino, professore sì, ma che ha rinunciato alla fede cristiana ... Con la sua esistenza grandiosa e travagliata Monica è ancora oggi un esempio a tutte le donne e mamme di famiglia che si dibattono in problemi personali, coniugali, familiari e di fede. Mentre da una parte bussa con insistenti preghiere e calde lacrime al cuore di Dio, Monica mette in atto ogni mezzo che gli suggeriscono l'istinto e l'amore materno, per far rinascere in Agostino la fede. Il momento più bello della sua vita lo vive nella notte del 24 aprile del 387, quando il figlio Agostino e il nipote Adeodato ricevono il battesimo da S. Ambrogio, a Milano. La sua fede e la sua costanza meritano però da Dio qualcosa di più: Agostino non solo diventa cattolico, ma decide di consacrarsi totalmente a Dio. "Che resto a fare ancora quaggiù? Il Signore mi ha concesso più di quanto gli chiedevo", mormora Monica estasiata, in un momento di intimo colloquio spirituale con il figlio, affacciati tutti e due ad una finestra di Ostia Tiberina in un lucente tramonto autunnale. Pochi giorni dopo, a 56 anni, la sua vita si spegne al tempo per andare a brillare in cielo. La sua più bella commemorazione è di Agostino: "Era la serva dei tuoi servi. Chiunque di loro la conosceva, trovava in lei motivo per lodarti, onorarti e amarti grandemente, avvertendo la tua presenza nel suo cuore dalla testimonianza dei frutti di una condotta santa. Era stata sposa di un solo uomo, aveva ripagato il suo debito ai genitori, aveva governato santamente la sua casa, aveva la testimonianza delle buone opere, aveva allevato i suoi figli partorendoli tante volte, quante li vedeva allontanarsi da te." (Agostino - Confessioni 10, 22)

 

Canto: PICK OF BALE COTTON [a 3 voci origine: Stati Uniti per Flauti soprani e contralti- clarinetto- tromba]

Canto YO VENGO [a 3 voci per Flauti soprani e contralti- Clarinetto- ottavino]

 

(SALMO 24)

La Chiesa parla a Cristo: Il Signore mi conduce al pascolo, e niente mi mancherà, il Signore Gesù Cristo è il mio pastore e niente mi mancherà.

2. [v 2.] Nel luogo del pascolo ivi mi ha collocato. Conducendomi alla fede, nel luogo del pascolo incipiente, ivi, per nutrirmi mi ha collocato. Presso acque refrigeranti mi nutre. Mi ha nutrito con l'acqua del battesimo, in cui sono ristorati quanti hanno perduto la innocenza e il vigore.

3. [v 3.] Ha convertito l'anima mia. Mi ha guidato nei sentieri della giustizia, a cagione del suo nome. Mi ha guidato negli angusti sentieri, che pochi percorrono, della sua giustizia; e non a cagione del mio merito, ma a cagione del nome suo.

4. [v 4.] Infatti, anche se camminassi in mezzo all'ombra della morte. Infatti, anche quando cammino in mezzo a questa vita, che è l'ombra della morte. Non temerò il male, perché tu sei con me. Non temerò il male, perché tu abiti, grazie alla fede, nel mio cuore; ed ora sei con me, affinché, dopo l'ombra della morte, sia anch'io con te. La tua verga e il tuo bastone, essi stessi mi hanno consolato. La tua disciplina, come verga per il gregge delle pecore e come bastone per i figli già più grandi e che dalla vita animale crescono a quella spirituale, non mi ha afflitto, anzi da essa sono stato consolato; perché tu ti ricordi di me.

5. [v 5.] Hai preparato la mensa al mio cospetto, di fronte a coloro che mi perseguitano. Ma dopo la verga, con la quale io, piccolo ancora e animale, ero condotto ai pascoli con il gregge, dopo quella verga, quando ho cominciato ad essere sotto il bastone, hai preparato la mensa al mio cospetto, affinché non sia più nutrito come un bambino con il latte, ma prenda come un adulto il cibo, reso saldo in faccia a coloro che mi affliggono. Hai effuso olio sul mio capo. Hai allietato con la gioia spirituale la mia mente. E la tua coppa inebriante quanto è eccellente! E la tua coppa che dà l'oblio delle passate vane delizie, quanto è eccellente!

6. [v 6.] E la tua misericordia mi accompagnerà in tutti i giorni della mia vita. Cioè per quanto a lungo vivrò in questa vita mortale, non tua ma mia. E affinché abiti nella casa del Signore per la lunghezza dei giorni. Mi accompagnerà non soltanto qui, ma anche affinché abiti nella casa del Signore in eterno. Anche se dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male, perché tu sei con me: così il testo ebraico del Salmo 23 di cui abbiamo sentito il commento di Agostino.

Questo è il significato del testo, cantato in ebraico antico, che sentiremo nel brano intitolato gam gam.

 

Canto GAM-GAM [a 3 voci origine: ebraica per Flauti Ottavino -clarinetto mib- flauto traverso]

 

Ragazzi del Coro Adeodato in san Pietro in Ciel d'Oro davanti all'Arca di sant'Agostino

Ragazzi del Coro Adeodato davanti all'Arca di sant'Agostino

(Amicizia)

Scrisse Agostino, commentando la prima epistola di Giovanni, che il mondo, in cui l'uomo si scopre gettato, è come il deserto dove vagarono gli ebrei in cerca della Terra Promessa - e l'uomo è come un pellegrino, un viaggiatore all'interno di questo deserto. Deserto, però, è quel luogo arido dove non solo non vi è vita, ma dove la vita neppure può essere/fiorire/crescere; è un luogo di infinita solitudine, di tristezza, di desolazione. In una simile vita, come lo stesso Agostino aveva potuto sperimentare, il pellegrino deve affrontare infinite difficoltà, innumerevoli angustie, e la solitudine del silenzio e dell'incomprensione. Di contro, nella vita la vera amicizia offre condivisione - l'amico diventa qualcuno che condivide con noi il cammino e tutte le sue difficoltà, che condivide le gioie ed i dolori, ma anche le aspirazioni ed i desideri. Cosa più importante, l'amicizia dona anche conforto e sollievo, nati dalla condivisione, o dall'amore, che gli amici provano l'uno per l'altro e che li spinge a soccorrersi e ad aiutarsi a vicenda, a consolarsi e ad incoraggiarsi reciprocamente nelle difficoltà. In questo modo, l'amicizia rende leggero il pellegrinaggio attraverso il deserto dell'esistenza e rende piacevole, persino bella la vita. Rendendo leggera, persino bella l'esistenza, l'amicizia consente all'uomo di amare la vita. Nei suoi momenti più bui, più disperati, Agostino non è mai solo. Anche quando rinuncia alle sue prospettive di carriera, anche quando si sente in bilico tra il condurre un'esistenza facile e l'abbracciare un ideale di vita duro, filosofico e religioso insieme, cerca sempre il conforto e la compagnia degli amici. A Cassiciaco, dove, malato, sfinito, si ritira prima del battesimo, il filosofo di Tagaste si fa accompagnare da un gruppo di amici, con cui già da tempo progettava di andare da qualche parte e godere, tutti insieme, dei piccoli piaceri dell'amicizia. La ricerca filosofica e la riflessione teologica, allo stesso modo, sono ricerca da condurre tra gli amici, nel dialogo che stringe e rinsalda i cuori. A Cassiciaco è la villa di un amico, il dono di un amico, l'espressione dell'amicizia che permette ad Agostino di trovare un luogo dove riposare, dove guarire. Le stanze della villa di Verecondo, i bagni termali dove gli amici, d'inverno, si chiudono per stare al caldo, ma anche la campagna, con le sue montagne ed i piccoli episodi di vita naturale segnano gli spazi dell'amicizia, acquistano significato e valore proprio grazie all'amicizia che tramite loro si esprime e prende vita. Nelle passeggiate come nelle stanze, all'aperto come al chiuso, durante le cene in comune, raccolti e distesi, lontani dal mondo e rinfrancati dall'affetto che gli uni donano agli altri, che gli uni ricevono dagli altri, gli amici trovano il loro piccolo spazio di felicità umana. Nei dialoghi che si svolgono in questi luoghi, nel confronto e persino nel contrasto delle opinioni, l'amicizia prende vita e corpo e diventa comune avventura del pensiero, comune scoperta della Verità che va oltre le parole.

 

CANTO: AMAZING GRACE [a 2 voci origine: Stati Uniti]

 

Il più giovane di tutti: "Possiede Dio chi non ha l'animo immondo" Beata Vita 2, 12

 

Così si esprimeva Adeodato in un passo della discussione sulla felicità che si svolse a Cassago al tepore dei balnea di Verecondo. La felicità, cioè la vita beata, per Adeodato sta dunque nel cercare e possedere Dio con cuore puro. Agostino, in una sua lettera sulla preghiera inviata a Proba, una vedova nobildonna romana, scrisse più tardi che ogni uomo nel fondo del suo cuore e della sua anima desidera questa "vita beata", una vita che è "semplicemente vita", che è "semplicemente felicità". Non c'è altro – ha scritto papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Spe Salvi riferendosi a questo passo agostiniano – in fin dei conti, che chiediamo nelle nostre preghiere. Verso nient'altro, prosegue, ci siamo incamminati, ma ... aggiunge il papa, Agostino dice anche che pensandoci bene, in realtà non sappiamo affatto che cosa desideriamo. Riecheggiano in queste parole le discussioni e le riflessioni che proprio a Cassago, in quella villa che la generosità dell'amico Verecondo gli aveva messo a disposizione, Agostino, i suoi amici e familiari condussero fra loro sul senso e il valore della felicità. Era il 13 novembre 386: nel 2008 papa Benedetto XVI ci ricorda l'attualità di quelle domande sul senso della vita e di quella che, per noi, è la speranza cristiana. "Non sappiamo – prosegue il papa parafrasando Agostino – che cosa vorremmo veramente, non conosciamo questa "vita vera", e tuttavia sappiamo, che deve esistere un qualcosa che noi non conosciamo ancora e verso il quale ci sentiamo spinti." Acutamente papa Benedetto XVI aggiunge: "Penso che Agostino descriva qui in modo molto preciso e sempre valido la situazione essenziale dell'uomo, la situazione da cui provengono tutte le sue contraddizioni e le sue speranze ..." Questa vita che bramiamo, ma che non conosciamo ancora, questa "cosa" ignota è, per il papa, "la vera speranza che ci spinge e il suo essere ignota è, al contempo, la causa di tutte le disperazioni come pure di tutti gli slanci positivi o distruttivi verso il mondo autentico e l'autentico uomo." E conclude: "la parola vita eterna cerca di dare un nome a questa sconosciuta realtà conosciuta."

 

Canto: LA VITA FELICE

 

Il Coro Adeodato è dedicato al figlio di Agostino e proviene da Cassago, la località che una duratura tradizione ha costantemente identificato con il romano rus Cassiciacum di Verecondo (Conf. 9, 3, 6). In questa località della campagna milanese S. Agostino soggiornò nel 386-387 d. C. con la madre Monica, il figlio Adeodato, altri parenti e amici per prepararsi al battesimo. Lì Agostino scrisse i Dialoghi e i Soliloqui. Il santo ricorda con grande affetto questo luogo così come l'amico Verecondo che lo ospitò con grande magnanimità: "Verecondo - scrive - si consumava d'ansia per questo nostro bene, perché a causa dei tenacissimi legami che aveva, si vedeva già abbandonato dalla nostra piccola comunità. Non ancora cristiano, aveva una moglie battezzata, che tuttavia era proprio l'ostacolo più arduo sul cammino che avevamo intrapreso: e lui non voleva essere cristiano, diceva, in un modo diverso da quello che d'altra parte non gli era consentito. Certo, con grande generosità ci offrì di vivere nella sua villa per tutto il tempo che saremmo rimasti là. Lo ricompenserai, Signore, nella resurrezione dei giusti, tu che gli hai già ricompensato con la loro eredità. Noi già non c'eravamo più, eravamo a Roma, quando si ammalò: si fece cristiano e ottenne il battesimo, poi emigrò da questa vita. Questo fu un gesto di compassione da parte tua, non soltanto per lui ma anche per noi: sarebbe stato un gran tormento infatti pensare alla squisita umanità dell'amico verso di noi, e non poterlo annoverare nel tuo gregge. Grazie a te, Dio nostro! Siamo tuoi. Lo dimostrano i tuoi consigli e i tuoi conforti: fedele alle promesse renderai a Verecondo, in cambio della sua terra a Cassiciaco dove in te riposammo dalla furia del secolo, la primavera eterna, il tuo giardino. Perché le colpe che ebbe sulla terra tu gliele hai condonate lassù sulla montagna della gioia, bianca di latte e cacio." La devozione verso Agostino si sviluppa con forza a Cassago agli inizi del XVII secolo, quando il santo viene invocato Patrono del paese dopo aver salvato i suoi abitanti dalla peste nel 1630 ... E poichè è usanza cristiana - dal Chronicon, 1640 ca. - serbare memoria delle grazie ricevute e attribuirle a qualche santo protettore, questa Comunità di Cassago non dimentica di così grande favore ... per sè aggiunge e invoca l'aiuto del Beato Agostino ... tanto più che è stato tramandato che lo stesso Santo soggiornò in questo paese ... All'anno 1631 risale la prima festa in suo onore, che verrà celebrata ininterrottamente ogni anno fino ai nostri giorni.

Nel Settecento viene eretto un altare con una statua in suo onore nella chiesa parrocchiale, mentre la cosiddetta fontana di S. Agostino già dai primi dell'Ottocento diventa luogo di devozione popolare. Nel 1967 nasce l'Associazione S. Agostino che si propone di valorizzare il patrimonio artistico, storico-archeologico e religioso di Cassago con particolare riguardo alla figura di Agostino. Da allora migliaia di visitatori raggiunto Cassago alla ricerca del Cassiciaco agostiniano. L'invito è esteso anche a voi. Un grazie a tutti per l'accoglienza e per il calore che hanno accompagnato l'esibizione dei nostri giovani cantori qui davanti alla tomba di Agostino che tanto amò l'unico figlio Adeodato. Un grazie anche a padre Giustino e agli agostiniani che hanno desiderato realizzare la bella e gioiosa manifestazione di questa sera.