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Roma: L'apporto dell'Ifriquia alla latinità europea

Immagine della Tagaste moderna

Immagine della Tagaste moderna

 

 

 

SANT'AGOSTINO: SIMBOLO DEL DIALOGO NEL MEDITERRANEO

3 giugno 2010

di Melissa Neri

 

 

Giovedì scorso si è tenuto a Roma, al Campidoglio, il primo incontro del ciclo "L'apporto dell'Ifriquia alla latinità europea".

Il convegno, che ha visto l'intervento di illustri relatori, ha affrontato l'analisi della figura di Sant'Agostino come ponte tra le culture del mediterraneo. 

Il 3 giugno la sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini è stata sede del convegno "Sant'Agostino: attualità di una mediazione fra le sponde del mediterraneo". L'incontro è il primo di un ciclo di riunioni sul tema "L'apporto dell'Ifriquia alla latinità europea" a cura del Gruppo strategico per il Mediterraneo del Comune di Roma, dell'Osservatorio del Mediterraneo e dell'Ambasciata di Tunisia.

L'obiettivo è quello di ricordare le relazioni che da sempre hanno caratterizzato i rapporti tra Roma e Cartagine; e Sant'Agostino (354-430, nato a Tagaste (nell'attuale Algeria) ma di cultura romana, è personificazione delle relazioni tra l'Africa proconsolare e l'Italia, ed è l'esempio di una ricchissima sintesi tra elementi delle culture del sud e del nord del Mediterraneo. Il primo incontro ha visto il susseguirsi di numerosi relatori fin dalla mattinata.

Nel pomeriggio hanno offerto un contributo nell'analisi dell'influenza e dell'attualità dell'opera di Sant'Agostino:

Inos Biffi dell'Arcidiocesi di Milano,

Remo Piccolomini direttore della collana "Studi Agostiniani",

Ahlem Boussaada dell'Università di Tunisi, Kais Hammami della delegazione della Tunisia all'Unesco

e Nello Cipriani del Pontificio Istituto Patristicum.

Hanno concluso l'incontro: Loris Facchinetti delegato del sindaco di Roma per il Mediterraneo, il Prof. Nadir M. Aziza direttore dell'Osservatorio del Mediterraneo, S. E. Habib Achour ambasciatore di Tunisia in Italia, e l'On. Vincenzo Scotti sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri.

Il ruolo di moderatrice è stato svolto da Serena Tajé Forni del Comune di Roma. La figura di Sant'Agostino è stata introdotta con puntualità dai primi relatori Biffi e Piccolomini, il quale in riferimento al testo "Le Confessioni" sostiene che "Sant'Agostino è moderno perché è un uomo. Egli si presenta a noi come peccatore. Ha amato la gloria, i soldi come noi, ma – sostiene ancora Piccolomini - è stato disposto a lasciare tutto quando ha trovato la verità e la sapienza in Dio".

Ahlem Boussaada si è invece soffermata sugli aspetti agostiniani di rottura e di polemica con il mondo pagano: "con la sua conversione Sant'Agostino mette fine ad una antichità pagana, creando un'alternativa alla vecchia società, che critica nel testo "La città di Dio". Cerca di confortare le rovine della Roma pagana dopo il Sacco di Roma (410) edificando la religione cristiana insieme a Teodosio".

"Il presente del passato è la memoria, il presente del presente l'intuizione, il presente del futuro l'attesa", partendo da questa citazione di Sant'Agostino, Kais Hammami analizza il pensiero filosofico del santo mentre Cipriani ne descrive la teologia e l'anti-manicheismo: "Sant'Agostino ha cercato di far capire – afferma Cipriani - che tutte le cose sono buone perché create da Dio. Il male è da cercare nella volontà dell'uomo".

Il filosofo Massimo Cacciari, non potendo essere presente all'incontro, ha mandato un messaggio, letto dalla moderatrice, in cui analizza i tre aspetti fondamentali che possono far definire il pensiero di Sant'Agostino come contemporaneo: il ripensamento della storia presente ne "La città di Dio", il rapporto tra fede e ragione da cui nasce l'etica dell'uomo e la possibilità di parlare di Dio in modo laico. A conclusione dell'incontro Facchinetti, il prof. Aziza, l'ambasciatore S. E. Habib Achour, e l'On. Vincenzo Scotti hanno voluto ribadire l'importanza del dialogo tra le culture, le civiltà e le religioni, auspicando "una fecondazione reciproca - sostiene l'onorevole Scotti - tramite la conoscenza, intesa non come una perdita di identità ma come una conoscenza più approfondita di se stessi. Sant'Agostino essendo nato nell'attuale Algeria rappresenta una mediazione tra sponde che non sono diverse".