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PITTORI: Pietro Beltramelli

San Sebastiano, sant'Ambrogio, santa Caterina d'Alessandria e sant'Agostino

San Sebastiano, sant'Ambrogio, santa Caterina d'Alessandria e sant'Agostino

 

 

PIETRO BELTRAMELLI

1550-1599

Valgoglio, frazione Colarete, chiesa San Michele

 

Sant'Ambrogio, Santa Caterina d'Alessandria e Sant'Agostino

 

 

 

L'affresco, conservato nella chiesa sussidiaria di Valgoglio, nella frazione Colarete, è una espressione dell'arte lombarda cinquecentesca. Dedicata a San Michele, la chiesetta di Colarete è ricca di affreschi del XV e del XVI secolo. Nel lacerto affresco recuperato troviamo raffigurati, da sinistra verso destra, sant'Ambrogio con santa Caterina e sant'Agostino. L'immagine di quest'ultima è piuttosto malconcia e mutila. Tuttavia si riesce a intravedere la grave solennità del viso di Agostino, con una folta barba e tutti gli attributi episcopali. Il santo indossa i paramenti vescovili e regge con la sinistra il bastone pastorale, mentre con la mano destra regge un libro aperto sul palmo. L'affresco misura cm 184x225 ed è a un alto livello di rischio, per quanto attualmente in un discreto stato di conservazione. L'affresco è stato coperto in parte da tinteggiature successive.

La figura di Ambrogio si staglia nettamente, per l'importanza del santo, che Agostino riconobbe come proprio maestro: rigator meus. Ambrogio fu vescovo di Milano in un periodo travagliato dell'impero romano, percorso da correnti di pensiero diverse e con rigurgiti di paganesimo. Ambrogio si palesò come il baluardo estremo del cristianesimo contro ogni avversità.

A Milano, grazie anche all'ascolto delle splendide prediche del santo vescovo Ambrogio, Agostino trovò quello che cercava, ovvero la fede in Gesù Cristo che gli dette quella gioia piena e quell'appagamento totale che aveva sempre cercato, magari affidandosi anche a dottrine, come il manicheismo, rivelatesi poi fallaci ai suoi occhi. Durante le dieci puntate della trasmissione verrà presentata la personalità di questo gigante della fede e della cultura, e sarà messo particolarmente in luce il legame tra vita e fede, fra filosofia e amicizia, fra ricerca intellettuale e amore di Dio, che rappresenta la nota distintiva della figura di Sant'Agostino.

Nella notte di Pasqua del 387 dopo Cristo, a Milano, il vescovo Ambrogio battezza Agostino, l'intellettuale di Tagaste (l'odierna Souk Arhas in Algeria), che diventerà vescovo di Ippona e che influenzerà la cultura europea con il suo pensiero, come del resto l'opera di Ambrogio darà un'impronta ai rapporti Chiesa-potere politico nel segno della reciproca autonomia. Quella solenne liturgia celebrata nella speranza che Cristo risorga, che la morte sia vinta e si compia la promessa di rinascita, è evento sul crinale tra due epoche. Il mondo antico collassa, l'Impero si sgretola tra congiure di palazzo, guerre che prosciugano le casse statali, inflazione, carestie, disastri economici, invasioni, spinte secessioniste. E il nuovo, che pur c'è, annunciato da scossoni e spinte, da trasformazioni concrete anche se difficili da leggere, stenta ad affermarsi.

Santa Caterina d'Alessandria (287-305) vergine e martire, è una santa venerata dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e, in generale, da tutte le Chiese Cristiane che accettano la venerazione dei Santi. Secondo la tradizione, Caterina era una bella giovane egiziana che, in occasione dell'insediamento ad Alessandria del governatore Massimino Daia, avvenuto nel 305, si presentò a palazzo nel bel mezzo dei festeggiamenti, nel corso dei quali si celebravano feste pagane con sacrifici di animali. Caterina rifiutò i sacrifici e chiese al governatore di riconoscere Gesù Cristo come redentore dell'umanità.

Sentita la richiesta della ragazza, il governatore convocò un gruppo di retori perché la convincessero ad onorare gli dei. Tuttavia, grazie alla sua eloquenza, non solo non la convertirono, ma essi stessi furono convertiti al Cristianesimo. Il governatore ordinò la condanna a morte di tutti i retori e dopo l'ennesimo rifiuto di Caterina la condannò a morire anch'essa su una ruota dentata. Tuttavia, lo strumento di tortura e di condanna si ruppe e Massimino fu obbligato a far decapitare la santa. Secondo una leggenda posteriore, il suo corpo fu trasportato dagli angeli sul monte Sinai. In questo luogo, nel VI secolo, l'imperatore Giustiniano fondò il monastero che porta il nome della santa. Fu considerata dagli Agostiniani patrona dei loro Studi.