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PITTORI: Raffaele Giovenone

Agostino vescovo e Dottore della Chiesa nella Basilica di san Sebastiano a Biella (foto di Raffaella Greppi)

Agostino vescovo e Dottore della Chiesa (foto dell'arch. Raffaella Greppi)

 

 

RAFFAELE GIOVENONE

1579

Biella, Basilica di san Sebastiano

 

Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

 

 

 

Questa grande tela che raffigura sant'Agostino vescovo e Dottore della Chiesa si trova nella Basilica di S. Sebastiano a Biella. Le sue dimensioni sono notevoli dato che misura cm. 420x220 e riporta in pedice la scritta S. AVGVSTINUS PISCOPUS ET ECCLESIAE DOCTOR. Il santo è stato raffigurato nelle sue vesti episcopali ricche di lavorazioni ed immagini. In testa porta la mitra. Con la mano destra inguantata in rosso abbozza una benedizione al fedele che guarda il quadro. Con la mano sinistra regge un libro chiuso e nello stesso tempo regge il suo bastone pastorale. Il viso del santo non esprime particolari sentimenti propri di un'arte raffinata. Secondo le testimonianze di Roccavilla l'autore della tela potrebbe essere un certo Raphael Iuvenon, ovvero Raffaele Giovenone, esponente di una famiglia che nel Cinquecento generò molti artisti. Il suo stile ha un carattere locale senza le spinte di un orizzonte culturale più ampio e meno provinciale. La scena si svolge sotto un arco aperto, dove il santo staziona con pazienza. Il suo viso, piuttosto segnato già dagli anni, porta una foltissima barba che gli scende fin sul petto. Nella sua segnalazione Raffaella Greppi cita un testo che lo ricorda e ne analizza le origini: " ... già il Roccavilla scriveva: ”dalla parte sinistra in alto, sono due grandi tele a tempera rappresentanti l'Annunciazione e portano l'indicazione, in parte cancellata Raphael Iuvenon. Vercell. .... 1579. Al medesimo artista è pur da ascriversi il S. Agostino che trovasi nella parete di fianco all'altare: non è firmato, ma non parmi se ne possa dubitare".

 

Il complesso di san Sebastiano venne costruito nel primo Cinquecento dopo l'arrivo a Biella nel 1498 della Congregazione dei Lateranensi. Ci vollero quasi cinquant'anni per realizzare i lavori che furono commissionati da Sebastiano Ferrero, generale delle finanze presso la corte dei Savoia, oltre a Bartolomeo, che apparteneva alla congregazione lateranense, e Andrea Ferrero. I lavori di questo splendido esempio di architettura rinascimentale lombarda furono iniziati nel 1500 e conclusi nel 1551.

La facciata tuttavia rimase incompiuta fino all'Ottocento mentre l'interno venne rimaneggiato nel 1885. La piante del tempio è a croce latina a tre navate, mentre la copertura della navata centrale è a botte decorata a cassettoni e sorretta da esili colonne, mentre le navate laterali hanno quattro campate con volta a crociera dove si aprono altrettante cappelle ai lati. Una delle cappelle sul lato destro è famosa perché custodisce il Polittico cinquecentesco dell'Assunta di Bernardino Lanino. In una cappella della navata sinistra, si trova un affresco cinquecentesco che raffigura la crocifissione il cui sfondo rappresenta la città di Biella. Opera di un maestro della scuola lombarda, fu eseguito su commissione di Filiberto Ferrero Fieschi, signore del feudo in cui si trovava il monastero di San Gerolamo, che si può individuare sullo sfondo della Crocifissione. Le navate laterali ospitano immagini di gusto erudito classico: filosofi romani e dell'antichità greca, episodi mitologici o bucolici, figure di condottieri militari romani e greci.

All'interno della chiesa è senz'altro interessante la decorazione ad affresco all'interno dell'edificio, poiché si ispira al motivo della grottesca, tipico del Rinascimento.

Il coro, in legno intagliato, opera di Gerolamo de Mellis del 1545, è caratterizzato da un singolare motivo decorativo realizzato con l'inserzione di placche di bronzo e di ceramica di Limoges del XIII secolo.

Interessante è pure il polittico di Defendente Ferrari, con al centro Maria, Gesù Bambino e i Santi.

A nord-ovest della chiesa si trova il chiostro dell'antico convento, che presenta un portico aperto con eleganti arcate. Il monastero di san Sebastiano fu edificato vicino alla chiesa, con una struttura che si sviluppa su due piani.

 

Raffaele Giovenone

Seguendo la tradizione familiare, anche Raffaele, figlio di Giovanni Battista Giovenone, si dedicò alla pittura: di lui si ricordano principalmente un affresco nella sagrestia del duomo di Novara, una Madonna con i santi Giovanni Battista e Gaudenzio, firmato e datato 1572 e la pala nella Galleria Sabauda di Torino, firmata e datata 1583, che raffigura la Vergine con il Bambino e i santi Giovanni Battista, Caterina d'Alessandria ed un devoto inginocchiato. Raffaele morì nel 1604.

 

 

Il primo a parlare di Agostino come Dottore della Chiesa fu Beda il Venerabile che lo elencò assieme ai santi Gerolamo, Ambrogio e Gregorio papa in un suo scritto dell'VIII secolo. Questo elenco fu approvato il 24 settembre 1294 con lettera di conferma liturgica di papa Bonifacio VIII stilata ad Anagni.

 

8. 1. Ma il beato Valerio, ormai vecchio, che più degli altri esultava e rendeva grazie a Dio per avergli concesso quello speciale beneficio, considerando quale sia l'animo umano, cominciò a temere che Agostino fosse richiesto come vescovo da qualche altra chiesa rimasta priva di pastore, e così gli fosse tolto. E ciò sarebbe già accaduto, se il vescovo, che era venuto a sapere la cosa, non lo avesse fatto trasferire in un luogo nascosto, sì che quelli che lo cercavano non riuscirono a trovarlo.

8. 2. Il santo vecchio, vieppiù timoroso e ben consapevole di essere ormai molto indebolito per le condizioni del corpo e per l'età, scrisse in modo riservato al primate di Africa, il vescovo di Cartagine: faceva presente la debolezza del corpo e il peso degli anni e chiedeva che Agostino fosse ordinato vescovo della chiesa d'Ippona, sì da essere non tanto suo successore sulla cattedra bensì vescovo insieme con lui. Di risposta ottenne ciò che desiderava e chiedeva insistentemente.

8. 3. Qualche tempo dopo, essendo venuto Megalio, vescovo di Calama e allora primate della Numidia, per visitare dietro sua richiesta la chiesa d'Ippona, Valerio, senza che alcuno se l'aspettasse, presenta la sua intenzione ai vescovi che allora si trovavano lì per caso, a tutto il clero d'Ippona ed a tutto il popolo. Tutti si rallegrarono per quanto avevano udito e a gran voce e col massimo entusiasmo chiesero che la cosa fosse messa subito in atto: invece il prete Agostino rifiutava di ricevere l'episcopato contro il costume della chiesa, mentre era ancora vivo il suo vescovo.

8. 4. Allora tutti si dettero a persuaderlo, dicendo che quel modo di procedere era d'uso comune e richiamando esempi di chiese africane e d'oltremare a lui che di tutto ciò era all'oscuro: infine, pressato e costretto, Agostino acconsentì e ricevette l'ordinazione alla dignità maggiore.

8. 5. Successivamente egli affermò a voce e scrisse che non avrebbe dovuto essere ordinato mentre era vivo il suo vescovo, perché questo era vietato dalla deliberazione di un concilio ecumenico, che egli aveva appreso soltanto dopo essere stato ordinato: perciò non volle che fosse fatto ad altri ciò che si doleva essere stato fatto a lui.

8. 6. Di conseguenza si adoperò perché da concili episcopali fosse deliberato che coloro che ordinavano dovevano far conoscere a coloro che dovevano essere ordinati o anche erano stati ordinati tutte le deliberazioni episcopali: e così fu fatto.

POSSIDIO, Vita di Agostino, 8, 1-6