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PITTORI: Alfredo Sassi

Sant'Agostino vescovo a Veduggio

Sant'Agostino vescovo

 

 

ALFREDO SASSI

1941

Veduggio, chiesa di S. Martino

 

Sant'Agostino vescovo

 

 

 

 

La statua è collocata nella nicchia del secondo ordine esterno, a sinistra, sulla facciata della seicentesca chiesa di san Martino a Veduggio, resa famosa da una splendida tela di Segantini. Secondo Cappellini la collocazione di questa statua assieme a quelle di S. Carlo, S. Ambrogio e S. Martino, ebbe luogo nel 1941quando furono ultimati i lavori di ampliamento della chiesa e si mise mano alla decorazione della facciata. La statua di Agostino è facilmente individuabile perchè sotto di essa compare l'iscrizione S. AVGVSTINVS. Il santo, raffigurato in abiti vescovili, il capo coperto dalla mitra, scrisse molte opere, specialmente di carattere filosofico e pedadogico, e questo aspetto della sua esistenza è stato descritto dallo scultore nei particolari del rotolo e della penna tenuti rispettivamente con la mano sinistra e con la destra. Lo sguardo è aggrottato in attitudine pensosa, secondo un gusto che la Bossaglia ha definito "romantico, che vuole la rappresentazione del personaggio che nel gesto riveli immediatamente il suo ruolo." 

 

Alfredo Sassi

Alfredo Sassi nacque a Milano il 4 agosto 1869 in Ponte Vetero, dalle parti di Brera, nel cuore della città.

Dopo gli studi medi, compiuti nel Collegio Manzoni di Merate, si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Brera che frequentò con regolarità, meritandosi riconoscimenti. Sposatosi con Angela Acquati, pure milanese il 19 ottobre 1893, si trasferì a Renate, dove la moglie disponeva di alcuni possedimenti, ma mantenne lo studio a Milano. Nel 1910 la Società Umanitaria di Milano lo chiamò a far parte della Commissione per il miglioramento delle scuole di disegno della campagna e, nel 1915, su proposta del Ministero dell'Istruzione, gli venne conferita la Croce di "Cavaliere della Corona d'Italia". Eseguì numerosi Monumenti ai Caduti, tra i quali i più impegnativi furono quelli di Giussano, Carate e Seregno. Disinteressatamente progetto e diresse l'ampliamento della Chiesuola di San Mauro a Renate e la costruzione dell'oratorio maschile, offrendo poi le sculture che ornano entrambi gli edifici. Le vicende politiche del periodo fascista lo costrinsero a rimanere lontano dalla scuola, modellò sculture di notevole impegno, per la Via Crucis di Costa Masnaga, per il monumento funerario della famiglia Croci di Reggio Emilia, per la Chiesa di S. Martino a Veduggio. Finita la guerra Tornò alle due ragioni ideali della sua vita: l'arte e l'insegnamento. A quasi ottant'anni, scolpì la grande statua di Maria ai piedi della Croce per il Monumento funerario Giussani a Lissone; insegnò il disegno nelle scuole dei frati Camilliani alla Visconta ed in quello dei Figli della Provvidenza di Villa Raverio (Besana). Morì a Renate, nella sua casa vicino alla Chiesuola di San Mauro, l'11 agosto 1952.

 

Il santo viene frequentemente raffigurato nelle sue vesti di vescovo e di Dottore della Chiesa. Spesso Agostino è associato ad altri santi e soprattutto agli altri tre Dottori Gerolamo, Ambrogio e San Gregorio Magno. Con questi ultimi fu praticamente raffigurato in tutte le chiese cristiane d'Occidente sui piloni o sulle volte del presbiterio e della navata centrale. Appare vestito sia da vescovo che da monaco che da canonico; talvolta ha una chiesa in mano, altre volte un libro, una penna o un cuore. Il significato di questo tema iconografico è chiarissimo: Agostino è stato uno dei vescovi che ha maggiormente difeso la Chiesa in tutti i suoi scritti e soprattutto con tutta la sua anima e il suo cuore.

 

 

8. 1. Ma il beato Valerio, ormai vecchio, che più degli altri esultava e rendeva grazie a Dio per avergli concesso quello speciale beneficio, considerando quale sia l'animo umano, cominciò a temere che Agostino fosse richiesto come vescovo da qualche altra chiesa rimasta priva di pastore, e così gli fosse tolto. E ciò sarebbe già accaduto, se il vescovo, che era venuto a sapere la cosa, non lo avesse fatto trasferire in un luogo nascosto, sì che quelli che lo cercavano non riuscirono a trovarlo.

8. 2. Il santo vecchio, vieppiù timoroso e ben consapevole di essere ormai molto indebolito per le condizioni del corpo e per l'età, scrisse in modo riservato al primate di Africa, il vescovo di Cartagine: faceva presente la debolezza del corpo e il peso degli anni e chiedeva che Agostino fosse ordinato vescovo della chiesa d'Ippona, sì da essere non tanto suo successore sulla cattedra bensì vescovo insieme con lui. Di risposta ottenne ciò che desiderava e chiedeva insistentemente.

8. 3. Qualche tempo dopo, essendo venuto Megalio, vescovo di Calama e allora primate della Numidia, per visitare dietro sua richiesta la chiesa d'Ippona, Valerio, senza che alcuno se l'aspettasse, presenta la sua intenzione ai vescovi che allora si trovavano lì per caso, a tutto il clero d'Ippona ed a tutto il popolo. Tutti si rallegrarono per quanto avevano udito e a gran voce e col massimo entusiasmo chiesero che la cosa fosse messa subito in atto: invece il prete Agostino rifiutava di ricevere l'episcopato contro il costume della chiesa, mentre era ancora vivo il suo vescovo.

8. 4. Allora tutti si dettero a persuaderlo, dicendo che quel modo di procedere era d'uso comune e richiamando esempi di chiese africane e d'oltremare a lui che di tutto ciò era all'oscuro: infine, pressato e costretto, Agostino acconsentì e ricevette l'ordinazione alla dignità maggiore.

8. 5. Successivamente egli affermò a voce e scrisse che non avrebbe dovuto essere ordinato mentre era vivo il suo vescovo, perché questo era vietato dalla deliberazione di un concilio ecumenico, che egli aveva appreso soltanto dopo essere stato ordinato: perciò non volle che fosse fatto ad altri ciò che si doleva essere stato fatto a lui.

8. 6. Di conseguenza si adoperò perché da concili episcopali fosse deliberato che coloro che ordinavano dovevano far conoscere a coloro che dovevano essere ordinati o anche erano stati ordinati tutte le deliberazioni episcopali: e così fu fatto.

POSSIDIO, Vita di Agostino, 8, 1-6