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PITTORI: Maestro di Cizco

La scena del Tolle lege nel giardino di Milano

La scena del Tolle lege nel giardino di Milano

 

 

MAESTRO DI CUZCO

1630-1660

Collezione Privata

 

La scena del Tolle lege nel giardino di Milano

 

 

 

Di autore ignoto, questa tela, dipinta ad olio e parzialmente dorata, raffigura la scena del tolle lege, che nelle Confessioni segna il punto culminante del percorso che Agostino seguì nel corso della sua conversione.

Di modeste dimensioni (misura 40 x 41,5 cm) l'opera appartiene all'orizzonte culturale che fu attivo a Cuzco e che in ambito artistico è noto come Scuola di Cuzco.

La struttura della scena riprende ampiamente l'impostazione che diede a questo episodio Schelte da Bolswert nel 1624 in una sua celebre incisione che apparve a Parigi.

Agostino è seduto sotto un albero di fico, da solo, con la mano destra rivolta al cielo, da cui scende un filatterio retto da due angeli su cui è scritto Tolle Lege, Tolle lege. Agostino è vestito con ricchi ed eleganti abiti seicenteschi. L'episodio si svolge in un ampio giardino di gradevole struttura architettonica con alberi e persino edifici e archi d'entrata nella cinta muraria.

Agostino, come racconta nelle Confessioni, era stato a casa di un suo amico, un certo Ponticiano, e questi gli aveva parlato della vita casta dei monaci e in particolare di sant'Antonio abate, dandogli anche il libro delle Lettere di S. Paolo. Ritornato a casa sua, Agostino disorientato si appartò nel giardino, dando sfogo ad un pianto angosciato poiché i peccati della sua gioventù - trascorsa in sensualità ed empietà - pesavano sulla sua anima. Steso sotto un fico, gemendo e gridando con molte lacrime, udì, da una casa vicina, una voce giovane che diceva e ripeteva, "Tolle, lege, tolle, lege!" ("Prendi, leggi, prendi, leggi"). Interpretando questa voce come un'ammonizione divina, ritornò a dove aveva lasciato il suo amico Alipio, per procurarssi il rotolo delle epistole di Paolo, che poco tempo prima aveva lasciato. "Afferrai il rotolo", disse descrivendo l'evento, "lo aprii e lessi in silenzio il capitolo che mi capitò". Fu il tredicesimo capitolo di Romani: "Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri" (Rom. 13, 13-14).

Tutto fu deciso da una parola. "Non volli leggere più", disse, "e non ce n'era neanche bisogno; ogni dubbio fu bandito."

Dopo qualche settimana ancora d'insegnamento di retorica, Agostino lasciò tutto, ritirandosi insieme alla madre, il figlio ed alcuni amici, ad una trentina di km. da Milano, a Cassiciaco, l'odierno Cassago in Brianza, in meditazione e in conversazioni filosofiche e spirituali; volle sempre presente la madre, perché partecipasse con le sue parole sapienti.

 

E, come racconta nelle Confessioni, recatosi in giardino, si mise sotto una pianta a piangere amaramente, e diceva: - Quanto tempo ancora? Quanto ancora? Domani, domani ! ancora un po' di tempo. Ed era desolato di non sapersi decidere o a restare nel mondo o a consacrarsi a Dio.

JACOPO DA VARAGINE, Legenda Aurea