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ITINERARI AGOSTINIANI: CARTAGINE E AGOSTINO

Cartagine: panoramica dalla collina di Birsa

Cartagine: panoramica dalla collina di Birsa

 

 

CARTAGINE E AGOSTINO

di suor Lilia Menconi e suor Rosalda Rinaldo

in ETERIA n. 36 luglio-settembre 2003

 

 

 

 

La Tunisia è meta turistica conosciuta e apprezzata: per i suoi soggiorni marini, per le affascinanti passeggiate nel deserto e forse anche per l'ambiente non estraneo a noi europei, grazie alla facilità di comunicare con la lingua francese e alla presenza di numerosi Italiani che da varie generazioni hanno attraversato il Canale di Sicilia, passando all'altra sponda del Mare Mediterraneo; pare, infatti, che i primi vi siano giunti intorno alla metà del 1700 e che nel 1920 costituissero il 10% della popolazione, realizzando un'ottima integrazione tra ospiti e ospitanti.

La guida fornisce queste notizie durante il trasferimento in pullman da Port el Kantaoui a Cartagine, mentre attraversiamo la zona denominata "Piccola Italia", e indica pure il paese di origine della nota stella del cinema Claudia Cardinale, gloria condivisa tra Italiani e Tunisini. La prima meta è Cartagine: che cosa potremo trovare di "italiano" in questa città che abbiamo incontrato sui libri di storia e di letteratura antica?

Lo andremo scoprendo via via. Intanto arriviamo in vista del mare, entriamo in città e cominciamo a salire sul suo punto più alto, la sommità di una collina da cui si può ammirare un panorama stupendo; siamo sulla collina di Birsa, il luogo del primo insediamento punico, e ai nostri piedi si stende la Cartagine moderna adagiata sulle sponde del mare Mediterraneo. Cartagine: il nome deriva dal punico Qart Hadasht = città nuova. Birsa significa "luogo fortificato", ma anche, secondo un'antica interpretazione, "pelle", intendendo la pelle di un bue, di un toro. Come mai? La tradizione (misto di storia e leggenda) racconta che la città sorse come colonia fenicia, fondata da Elissa presumibilmente nell'814 a.C.

La giovane e intraprendente principessa, figlia del re di Tiro (Muttone), tradita dal fratello Pigmalione che le aveva ucciso per interesse il ricchissimo sposo Sicherba (Sicheo) era fuggita in Africa. Giunta sulle sponde tunisine, era rimasta affascinata dalla posizione strategica di questo territorio elevato di fronte al mare. Qui decise di fermarsi, ma non riusciva ad avere il permesso di stabilirvisi con i suoi connazionali. Il principe indigeno Iarba le disse: "Non ti sarà concesso di possedere più dello spazio occupato dalla pelle di un toro". Risposta deludente, ma Elissa giocò d'astuzia e fece tagliare a mo' di voluta la pelle di un bue, così da ottenere una sottilissima e lunga striscia che fu stesa sulla collina a segnare i confini legittimi della nuova proprietà: qui dunque sorsero le prime abitazioni di Cartagine di cui Melissa fu regina, e la collina conserva tuttora il nome di Birsa. Elissa corrisponde al nome romano di Didone, celebrata da Virgilio nell'Eneide, innamorata ospite dell'eroe troiano Enea profugo a Cartagine, al punto da uccidersi tra le fiamme quando si scoprì da lui abbandonata; la ricorda anche Dante nella Divina Commedia, e a lei s'ispirarono vari autori di tragedie e opere musicali; un esempio è la "Didone abbandonata" del Metastasio (1724).

Non è necessario credere alle favole degli spiriti vaganti per affermare che lo spirito di Didone aleggia sulla collina di Birsa; ne è prova il fatto che nella storia della Tunisia si verificarono ancora episodi di coraggio e intraprendenza femminile, tanto da costituire un vanto per questo popolo che ama riconoscere la virtù del genio femminile. Dall'ampia spianata, sede dell'antica e maestosa acropoli, lo sguardo di Didone guardò senz'altro a lungo la distesa azzurra che la separava dalla patria di origine. Oggi guardiamo dai vicini scavi archeologici, all'orizzonte lontano, a quel mare che vide approdare le primitive imbarcazioni puniche e poi col tempo salutò le navi commerciali in partenza per la penisola Iberica, la Sicilia e la Sardegna, trasformando Cartagine nella più importante città fenicia, mentre Tiro decadeva. Fu triste assistere alla loro sostituzione con le navi da guerra: contro i Greci, i tiranni di Siracusa, il re dell'Epiro e infine contro i Romani, nella lotta secolare che passa sotto il nome di "guerre puniche", terminate nel 146 a. C., quando i nemici giunsero come nuovi padroni e la città fenicia fu rasa al suolo.

Cartagine: le Terme di Antonino

Cartagine: le Terme di Antonino

La visita al sito ci permette di riconoscere alcune tracce di questo tragico evento: la tecnica edilizia dell'opus punicus, la stratificazione delle macerie di epoche diverse, resti di case romane con l'impluvio e il peristilio, le terme di Antonino, l'anfiteatro, e poi mosaici di epoca bizantina, tracciati di basiliche e battisteri, tronconi di colonne emergenti dal terreno in una zona ombrosa dove la vegetazione crea un'atmosfera di serenità e di riposo, quasi a custodire nel silenzio i misteri di una vita millenaria, trascorsa, ma non perduta. Un museo interessante conserva in loco statue e frammenti ritrovati con gli scavi; tra l'altro vi si possono ammirare anche due grandi affreschi che riproducono l'acropoli così come doveva presentarsi ai tempi dei suoi antichi splendori e il porto di Cartagine, ampio, solenne, funzionale e spettacolare. Se il mare potesse parlare racconterebbe l'arrivo di altre navi oltre a quelle romane: navi bizantine, arabe e poi quelle crociate guidate dal re Luigi IX di Francia nel 1270. Era la sua terza crociata, ma la spedizione, diretta verso Tunisi, fu interrotta appena avvenuto lo sbarco, per un'epidemia di peste che decimò l'esercito. Lo stesso re ne fu vittima. Per aver egli saputo combinare la sua profonda spiritualità cristiana con gli interessi e le esigenze della monarchia, fu canonizzato nel 1297.

Pure di lui si fa memoria sulla collina di Birsa. Il turista può incontrarsi con la statua monumentale che lo riproduce in atteggiamento mite, al centro di un giardino alberato e visitare la bianca Basilica a lui dedicata alla fine del secolo XIX, che oggi domina l'altura conosciuta anche con il nome di: "Collina di S. Luigi". Il porto di Cartagine potrebbe testimoniare arrivi e partenze di dominatori stranieri, di commercianti e colonizzatori ... Grazie ai porti avvengono incontri di popoli e di culture, perché è nello scambio che si divulgano le novità, si allargano gli interessi, si accende la curiosità. Così dal mare di Cartagine giunse pure l'annuncio del Cristo Risorto e penetrò nelle vie, nelle piazze, attraversando la città e le campagne circostanti penetrò nel cuore degli Africani. Lo testimonia la presenza di comunità cristiane numerose guidate dai loro vescovi, lo testimoniano i numerosi concili tenutisi a Cartagine, i martiri (tra i più noti, il vescovo Cipriano, Perpetua e Felicita) e gli scrittori apologetici che hanno disputato per riconoscere la Verità dall'errore: ancora Cipriano e poi Tertulliano e il grande Agostino. Agostino, anche questo figlio della Tunisia, partì (era un giorno del 383) dal porto di Cartagine per recarsi a Roma e vi ritornò cinque anni dopo (tra la fine di luglio e i primi di agosto del 388), trasformato in un figlio della Chiesa.

Cartagine aveva preparato un professore di retorica di tutto rispetto, che avrebbe potuto insegnare anche nelle scuole romane, ed ebbe di ritorno un cristiano afferrato dall'amore per la Verità finalmente trovata, entusiasta della sua scoperta, capace di dar ragione della sua speranza, di confutare gli errori delle eresie circolanti nell' Africa. Un appassionato delle Sacre Scritture, illuminato nell'esegesi e nella predicazione della Parola, al punto da attirare folle di ascoltatori; uno scrittore instancabile, disponibile a chiarire ogni dubbio, ogni questione, interpellato da semplici fedeli e da Vescovi, come punto di riferimento sicuro nella conoscenza della dottrina cattolica. Un figlio che divenne Padre della Chiesa universale. Sarà possibile trovare a Cartagine qualche segno che ricordi questo gigante della Chiesa e dell'Umanità? Sappiamo che egli venne dalla città natale Ippona a Cartagine per studiare all'età di 17 anni e vi rimase dal 371 al 375.

Mentre in famiglia aveva ricevuto un'educazione cristiana dalla fedelissima madre Monica, nella città di adozione percorse strade diverse e questo periodo è legato al ricordo della sua deviazione. Molto avrebbero da raccontare il porto, la grande piazza di marina e il lungo mare, se si pensa che in questi quattro anni di soggiorno cartaginese il giovane Agostino si innamorò perdutamente di una donna (da cui ebbe un figlio), un’esperienza che segnò la sua vita per sempre. Bisognerebbe avere orecchi e cuore sensibili per ascoltare. Forse sarà più facile trovare qualche traccia visibile riferita al periodo successivo alla sua conversione, dopo il ritorno dall'Italia, quando frequentava le comunità cristiane. Scendendo dalla collina di Birsa si possono visitare le rovine di una basilica paleocristiana, la Damous-el-Karita: l'aspetto è quello di una sala a colonne molto ampia, colonne ora ridotte a tronconi emergenti dall'erba che cresce rigogliosa punteggiata di fiori gialli; doveva essere al centro di un vasto complesso di edifici cristiani, fra cui una cappella con tombe di martiri e un battistero.

Collina di Birsa: La cattedrale di S. Luigi

Collina di Birsa: La cattedrale di S. Luigi

Sappiamo che nella zona si sono scoperti anche resti della basilica di Doulmes, a cinque navate con edifici annessi; e ancora la basilica di S. Cipriano, a sette navate, un cimitero cristiano e una basilica con un epitaffio dedicato a S. Perpetua e Felicita. Camminando tra le colonne e ci si avvicina al luogo sacro del martyrium: non si sarà inginocchiato qui Agostino a pregare accanto ai fratelli che avevano versato il sangue per Cristo, per chiedere luce e forza nella difesa della fede, messa in pericolo dalle eresie dei donatisti, dei pelagiani, dei manichei, degli ariani ? Forse prima di lui qui si sarà inginocchiata la madre Monica, pregando e piangendo per quel suo figlio che vagava per sentieri bui, lontano dalla verità, fino ad ottenere di partorirlo una seconda volta alla Vita che non conosce tramonto. Le piante delle basiliche a 5 e 7 navate sono eloquenti: dovevano accogliere un gran numero di fedeli. Non sarà qui risuonata la parola del figlio di tante lacrime davanti a un pubblico attento alla spiegazione dei salmi poco la spiegazione dei salmi poco prima cantati in assemblea, o all'omelia domenicale, o alla catechesi pre e post-battesimale?

Sappiamo che Agostino, divenuto sacerdote e poi vescovo, pur risiedendo a Ippona, veniva spesso chiamato a Cartagine per la predicazione e vi rimaneva a lungo: da maggio a settembre del 397, predicando una quarantina di volte; dal 25 agosto, a intervalli, fino all'8 novembre del 403; dal 19 maggio, a intervalli, fino all'11 settembre del 410; da gennaio a marzo del 411; da settembre a dicembre del 412; altre ripetute visite compì nel 413, 417 e 418. Senza contare le occasioni dei concili cartaginesi: una ventina in 35 anni. Famosa fu la Conferenza cattolico-donatista (Collatio) in cui egli ebbe un ruolo primario nella preparazione e che si concluse con la condanna del donatismo (1-9 giugno 411). Nei suoi 39 anni di attività pastorale si è calcolato che ha predicato più di 200 volte all'anno, in tutto circa 8000 volte! La produzione scritta è un mare immenso: oltre a quella di suo pugno gli stenografi hanno registrato i suoi discorsi, le confutazioni avvenute in pubblico durante giornate intere di confronti con gli avversari.

 

  APPROFONDIMENTO

Da Cartagine ogni tanto gli giungeva la sollecitazione a rispondere ad alcuni quesiti. "Un giorno ... - è Agostino che riferisce - ... avvenne che in una piazza di Cartagine posta in riva al mare (quella bene evidenziata nella pianta dell'antico porto esposta nel museo) si tenesse una pubblica lettura con larghissima affluenza di un pubblico molto attento e interessato. Ad interessare l'uditorio era il libro di un eretico, o seguace di Marcione o comunque annoverabile fra coloro il cui errore consiste nel ritenere che non sia stato Dio a creare il mondo e secondo i quali il Dio della Legge trasmessa per tramite di Mosè e dei profeti che si rifanno alla Legge non sarebbe il vero Dio, bensì un demone fra i più malvagi.

Alcuni fratelli di intensa fede cristiana riuscirono a parvi sopra le mani e me lo inviarono senza indugio perché lo confutassi, rivolgendomi un pressante invito perché non dilazionassi la mia risposta. Ho articolato la mia confutazione in due libri ai quali ho premesso come titolo: Contro un avversario della Legge e dei Profeti".