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PITTORI: Maestro di Regolo

Santa Monica a Regolo

Santa Monica

 

 

MAESTRO DI REGOLO

1738-1750

Regolo, chiesa di sant'Abbondio

 

Santa Monica

 

 

 

La chiesa di sant'Abbondio si trova in centro paese a Regolo. L'edificio fu ultimato nel 1589 e venne consacrato agli inizi del 1600. Nel primo Settecento subì alcuni rimaneggiamenti. La facciata della chiesa è in stile barocco su cui campeggia un campanile alto più di 30 metri a cui si aggiunge la cuspide di 17 metri circa. L'interno è a una sola navata arricchita da due cappelle a sinistra e due poste a destra. Nel presbiterio, separato dal corpo della navata da due balaustre in marmo realizzate nel 1738 da Francesco Antonio Cuca di Varenna, si presenta uno splendido altare settecentesco in marmi policromi. Le pareti laterali sono abbellite da due affreschi del pittore ottocentesco Giovanni Gavazzeni di Talamona: a destra la Deposizione e a sinistra Gesù tra i Dottori, eseguiti entrambi nel 1880.

Sempre dello stesso artista è la Annunciazione nel finestrone sopra l'altare. Anche le cappelle laterali presentano una interessante varietà di opere d'arte. La cappella a sinistra vicino all'altare conserva il gruppo ligneo della Madonna delle Grazie con il Bambino (XVI secolo) a cui gli abitanti locali sono molto devoti. Ai lati si possono osservare due affreschi del pittore luganese Giuseppe Antonio Petrini, protagonista della pittura lombarda tardo barocca, che raffigurano i santi Ambrogio e Carlo Borromeo (XVIII secolo). Nella cappella di fronte si ammira un altare sormontano da una pala d'altare che raffigura la Madonna con Gesù Bambino e Santi (XVII secolo), incorniciata da 15 piccoli dipinti su lastre rettangolari di rame che ricostruiscono i Misteri del Rosario. La vicina cappella a destra del presbiterio, è dedicata alla Madonna della Cintura. Sulle pareti laterali troviamo due affreschi: uno riproduce Monica e l'altro sant'Agostino.

 

La madre di Agostino viene spesso raffigurata nell'iconografia agostiniana, da sola o assieme al figlio. Ella partecipa a scene fondamentali, come l'estasi di Ostia, la partenza da Cartagine o il soggiorno milanese e poi a Cassiciaco. La ritroviamo ancora assieme ai monaci ed ella stessa monaca o vestita da monaca mentre illustra la regola agostiniana nella versione femminile. Toccanti sono pure le scene che la vedono in azioni caritative. Con Agostino lasciò Milano diretta a Roma, e poi a Ostia, dove affittarono una casa, in attesa di una nave in partenza per l'Africa. Fu un periodo carico di dialoghi spirituali, che Agostino ci riporta nelle sue Confessioni. Lì si ammalò, forse di malaria, e in nove giorni morì, all'età di 56 anni. Drammatiche e toccanti sono le rappresentazioni della sua morte a Ostia. Di lei Agostino offre una biografia stupenda nella parte finale del libro IX delle Confessioni.

 

Finalmente guadagnò a te anche il marito, già quasi al limite estremo della vita temporale: e in lui che ormai era credente non rimpianse ciò che aveva tollerato nel miscredente. Era poi la serva dei tuoi servi. Chi di loro l'aveva conosciuta, in lei rendeva lode e onore e amore a te, sentendo nel suo cuore la tua presenza, testimoniata dai frutti di una vita consacrata a te. Era stata la moglie d'un solo uomo, aveva reso ai genitori il bene ricevuto, aveva retto con devozione la sua casa, a testimonio aveva le sue buone opere. Aveva allevato dei figli, partorendoli di nuovo ogni volta che li vedeva allontanarsi da te. Infine di tutti noi, Signore, che possiamo per tuo gratuito favore dirci servi tuoi, e ricevuta la grazia del tuo battesimo vivevamo già in una nostra comunità, al tempo in cui ancora lei non s'era addormentata in te, di tutti noi si prese cura quasi fossimo tutti figli suoi, e quasi fosse figlia di noi tutti ci servì.

AGOSTINO, Confessioni, 9, 22