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PITTORI: Claude Mellan

Tolle lege nel giardino di Milano

Tolle lege nel giardino di Milano

 

 

MELLAN CLAUDE

1660

Washington, National Gallery of Art

 

Tolle lege nel giardino di Milano

 

 

 

La stampa realizzata su carta è accompagnata da alcune parole: in basso a destra si legge nel cartiglio "Deus vita mea et lumen cordis mej, qui fugientem te persecutus es et oblitum tuj non est oblitus" tratto dalle Confessioni 8, 13. Poco sopra inciso su un sasso, Mellan ha posto la sua firma tracciando la scritta "1660. C Mellan inc. et sculp. cum Pr(ivilegio) R(eale)". In basso sinistra si legge altresì "DOLORES ANIMAE SALUTEM PARTURIENTIS".

In alto a sinistra un fascio di luce scende a colpire il volto di Agostino in preghiera. All'interno del fascio troviamo la scritta TOLLE LEGE.

La scena vede protagonista il solo Agostino che è inginocchiato su una roccia ai piedi di un albero con la testa girata verso sinistra per poter vedere il fascio di luce che lo sta investendo. Il suo volto giovanile con barba e capelli incolti esprime una profonda meraviglia per quanto gli sta accadendo, la cui intensa tragicità si contrappone alla bucolica vista di un grande giardino che si perde verso l'orizzonte ricolmo di vegetali.

Una persona in lontananza si appoggia alla recinzione di legno, mentre appare sulla sinistra la forma di una casa, che dovrebbe indicare l'abitazione milanese del santo.

Di questo episodio Agostino ci ha lasciato una accorata descrizione in alcune pagine delle Confessioni:

"Così parlavo e piangevo nell'amarezza sconfinata del mio cuore affranto. A un tratto dalla casa vicina mi giunge una voce, come di fanciullo o fanciulla, non so, che diceva cantando e ripetendo più volte: «Prendi e leggi, prendi e leggi». Mutai d'aspetto all'istante e cominciai a riflettere con la massima cura se fosse una cantilena usata in qualche gioco di ragazzi, ma non ricordavo affatto di averla udita da nessuna parte ... Tornai al luogo dove stava seduto Alipio e dove avevo lasciato il libro dell'Apostolo all'atto di alzarmi. Lo afferrai, lo aprii e lessi tacito il primo versetto su cui mi caddero gli occhi. Diceva: « Non nelle crapule e nelle ebbrezze, non negli amplessi e nelle impudicizie, non nelle contese e nelle invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non assecondate la carne nelle sue concupiscenze ... » Non volli leggere oltre né mi occorreva. Appena terminata infatti la lettura di questa frase, una luce, quasi, di certezza penetrò nel mio cuore e tutte le tenebre del dubbio si dissiparono."

AGOSTINO, Confessioni 8, 12, 29

 

 

 

Claude Mellan

Questo incisore e pittore francese nacque a Abbeville nel 1598. Figlio di un calderaio che costruiva lastre di rame, trascorse la sua infanzia a Parigi, dove realizzò una prima incisione nel 1619 per una tesi di teologia presentata al Collegio Mathurin. Cinque anni più tardi partì per l'Italia, grazie all'aiuto di Nicolas-Claude Fabri de Peiresc. A Roma studiò le opere di Francesco Villamena e divenne allievo di Simon Vouet, a cui nel 1626 dipinse il ritratto della moglie Virginia de Vezzo. Rientrato in Francia nel 1636, si stabilì a Aix-en-Provence, dove incise una carta geografica della Luna seguendo le indicazioni di Fabri de Peiresc. L'anno seguente si trasferì a Parigi, dove prese alloggio al Louvre. Si spense nella capitale nel 1688 all'età di novanta anni. Anatole de Montaiglon attribuito ben 400 incisioni di Claude Mellan, di cui si sono salvate solo un centinaio. Mellan incise numerosi ritratti, in prevalenza busti, fra cui quello di Gerolamo Frescobaldi. La maggior parte delle sue pitture su tela è ò andata perduta e noi le conosciamo grazie alle incisioni con cui l'autore riproduceva i suoi stessi quadri.

La sua incisione più famosa è il celebre "Il Santo volto del Cristo sul velo della Veronica". Quest'opera, che è considerata il suo capolavoro, è stata realizzata con una unica linea che, partendo dalla punta del naso del volto, descrive un'ininterrotta spirale che si allarga sino a completare il disegno del viso. Una raccolta di incisioni di Mellan entrò nelle collezioni del marchese Jacques-Louis de Beringhen, che oggi sono conservate a Parigi presso la Biblioteca nazionale di Francia.