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PITTORI: Macrino d'Alba

Sant'Agostino e un donatore

Sant'Agostino e un donatore

(particolare del Pannello di sinistra)

 

 

MACRINO D'ALBA

1500 ca.

Torino, Cappella Vescovile

 

Sant'Agostino e un donatore

 

 

 

Il sant'Agostino qui raffigurato proviene dal pannello di sinistra del Trittico di Cortona, oggi conservato nella cappella vescovile di Torino. Il santo, in piedi, con un vestito bianco e paramenti vescovili, appoggia la mano destra sulla spalla del donatore, quasi incoraggiandolo a presentarsi. Poco si conosce della vita di Gian Giacomo de Alladio, detto Macrino d'Alba.

Nato intorno al 1460-1465, iniziò la sua attività di pittore in Alba, quasi autodidatta, guardando le interessanti opere d'arte esistenti nella Chiesa di San Francesco (demolita nel 1813). Dopo un breve periodo trascorso nella sua città, passò alla scuola lombarda del Foppa, per maturare poi a Roma, nell'ambiente artistico della fine del secolo XV. Sensibile ed aperto al mondo rinascimentale ed alla grande evoluzione pittorica del momento, Macrino seppe filtrare le lezione del Foppa ed il fascino degli artisti toscani che operavano in Roma, attraverso quel gusto piemontese che aveva creato le solide basi della sua pittura.

Operò seguendo con intelligenza il gusto della sua epoca che lo portò a una pittura di composizioni ricche di tessuto cromatico, pur mantenendo un disegno fermo ed un vibrante chiaroscuro. Lavorò a Casale, Alba, Vercelli e Moncalvo, con soste a Roma e Pavia. Il suo polittico nella Certosa di Pavia è del 1496. Sappiamo, dalle Memorie della Certosa di Pavia stilate da padre Matteo Valerio nel Seicento, che esso fu pagato a Macrino la cifra di 315 lire, ammontare per l’epoca piuttosto rilevante. Solo una parte dei suoi dipinti sono giunti a noi; la mancanza quasi totale dei documenti accentua le difficoltà di ricerca sul suo operato, soprattutto per quanto riguarda gli affreschi, tecnica verso la quale Macrino ebbe una forte predisposizione, come narrano alcune memorie che citano opere ormai perdute.

Fu un notevole ritrattista, raffinato ed elegante, interprete sicuro ed incisivo, ma sempre morbido ed equilibrato nel chiaroscuro. Chiuse la sua breve esistenza nel secondo decennio del Cinquecento, lasciando una scuola modesta, ma attiva, che continuò ad operare in tono minore nella sua scia. Nella provincia d'Alba sono note alcune sue opere fra cui una "Madonna in trono con Bambino, S. Francesco d'Assisi, S. Tommaso d'Aquino e due Donatrici" (Palazzo del Comune di Alba), che porta la firma "Macrinus faciebat 1501". Altra tela con soggetto la "Natività" si conserva nella Chiesa di San Giovanni ad Alba (l'opera è firmata "Macrinus faciebat 1508"), l'opera più matura ed evoluta dell'albese.

Va rammentato anche lo "Sposalizio di S. Caterina" nella Parrocchiale di Neviglie d'Alba che risale al 1498. Infine nella Chiesa Parrocchiale di S. Vittoria d'Alba (dove aveva sede la Confraternita dei Battuti Bianchi) si trova la "Madonna con Bambino, S. Francesco e S. Vittoria", senza dubbio un lavoro giovanile del 1495, epoca in cui l'artista lavorava alla Pala Capitolina.

Il santo viene frequentemente raffigurato nelle sue vesti di vescovo e di Dottore della Chiesa. Spesso Agostino è associato ad altri santi e soprattutto agli altri tre Dottori Gerolamo, Ambrogio e San Gregorio Magno. Con questi ultimi fu praticamente raffigurato in tutte le chiese cristiane d'Occidente sui piloni o sulle volte del presbiterio e della navata centrale. Appare vestito sia da vescovo che da monaco che da canonico; talvolta ha una chiesa in mano, altre volte un libro, una penna o un cuore. Il significato di questo tema iconografico è chiarissimo: Agostino è stato uno dei vescovi che ha maggiormente difeso la Chiesa in tutti i suoi scritti e soprattutto con tutta la sua anima e il suo cuore.

 

 

8. 1. Ma il beato Valerio, ormai vecchio, che più degli altri esultava e rendeva grazie a Dio per avergli concesso quello speciale beneficio, considerando quale sia l'animo umano, cominciò a temere che Agostino fosse richiesto come vescovo da qualche altra chiesa rimasta priva di pastore, e così gli fosse tolto. E ciò sarebbe già accaduto, se il vescovo, che era venuto a sapere la cosa, non lo avesse fatto trasferire in un luogo nascosto, sì che quelli che lo cercavano non riuscirono a trovarlo.

8. 2. Il santo vecchio, vieppiù timoroso e ben consapevole di essere ormai molto indebolito per le condizioni del corpo e per l'età, scrisse in modo riservato al primate di Africa, il vescovo di Cartagine: faceva presente la debolezza del corpo e il peso degli anni e chiedeva che Agostino fosse ordinato vescovo della chiesa d'Ippona, sì da essere non tanto suo successore sulla cattedra bensì vescovo insieme con lui. Di risposta ottenne ciò che desiderava e chiedeva insistentemente.

8. 3. Qualche tempo dopo, essendo venuto Megalio, vescovo di Calama e allora primate della Numidia, per visitare dietro sua richiesta la chiesa d'Ippona, Valerio, senza che alcuno se l'aspettasse, presenta la sua intenzione ai vescovi che allora si trovavano lì per caso, a tutto il clero d'Ippona ed a tutto il popolo. Tutti si rallegrarono per quanto avevano udito e a gran voce e col massimo entusiasmo chiesero che la cosa fosse messa subito in atto: invece il prete Agostino rifiutava di ricevere l'episcopato contro il costume della chiesa, mentre era ancora vivo il suo vescovo.

8. 4. Allora tutti si dettero a persuaderlo, dicendo che quel modo di procedere era d'uso comune e richiamando esempi di chiese africane e d'oltremare a lui che di tutto ciò era all'oscuro: infine, pressato e costretto, Agostino acconsentì e ricevette l'ordinazione alla dignità maggiore.

8. 5. Successivamente egli affermò a voce e scrisse che non avrebbe dovuto essere ordinato mentre era vivo il suo vescovo, perché questo era vietato dalla deliberazione di un concilio ecumenico, che egli aveva appreso soltanto dopo essere stato ordinato: perciò non volle che fosse fatto ad altri ciò che si doleva essere stato fatto a lui.

8. 6. Di conseguenza si adoperò perché da concili episcopali fosse deliberato che coloro che ordinavano dovevano far conoscere a coloro che dovevano essere ordinati o anche erano stati ordinati tutte le deliberazioni episcopali: e così fu fatto.

POSSIDIO, Vita di Agostino, 8, 1-6