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Il rus Cassiciacum di Verecondo

Villa romana di campagna (affresco al Landesmuseum di Treviri)

Villa romana di campagna (affresco al Landesmuseum di Treviri)

 

 

La località del rus Cassiciacum

di Luigi Beretta

 

 

 

Agostino fu ospite nelle proprietà di campagna a Cassiciaco dell'amico Verecondo per diversi mesi, fra il 386 e il 387 d. C. in un periodo cruciale della sua vita, durante la quale maturò definitivamente la propria conversione.

Il nono libro delle Confessioni ci rievoca appassionatamente quei mesi, nel lungo travaglio che lo decise ad abbandonare l'insegnamento della retorica per approdare, attraverso il battesimo, alla consacrazione della sua vita a Dio.

Cassiciaco è dunque un punto fermo nella vita di Agostino, un caposaldo irrinunciabile di riferimento per la comprensione della sua opera. Egli stesso non dimenticò mai gli avvenimenti di quei giorni, la cui memoria gli faceva gustare la dolcezza di confessare a Dio i pungoli interiori con i quali l'aveva domato (Conf. 9, 4, 7).

Il luogo del ripensamento e delle meditazioni di Agostino è di conseguenza giustamente divenuto famoso, in virtù della misericordia che Dio gli accordò con mirabile prestezza (Conf. 9, 4, 12).

Agostino a Cassiciaco, come del resto, da allora in poi, per tutta la sua vita, incomincia ad approfondire e ricercare se stesso, manifestando apertamente un grande desiderio di conoscere la verità, mediante l'uso della ragione. Tempra autentica di pensatore e di mistico, egli non si accontenta di aderire alla verità per mezzo della fede, ma vuole analizzare il significato, scoprirne la bellezza attraverso la penetrazione della mente (C. acad. 3, 20, 43).

Ne abbiamo una significativa conferma nell'attività letteraria che vi esplicò interamente al servizio di Dio, benchè ancora sbuffante, come nelle pause di una lotta, di alterigia scolastica e che è testimoniata nei libri ricavati dalle discussioni, che ebbe con gli amici presenti o solo davanti a Dio (Conf. 9, 4, 7).

Queste opere sono i tre dialoghi Contra Academicos, De beata Vita, De Ordine e i Soliloqui, cui va aggiunto l'epistolario scambiato con l'assente amico Nebridio. Si tratta di opere famose, che aggiungono un fascino nuovo e particolare al luogo che storicamente ne ha definito lo scenario. Un fascino che è ancora più seducente, se consideriamo che l'ambiente non si riduce a semplice quanto indispensabile contorno dei dialoghi, ma anzi si propone, negli aspetti quotidiani o occasionali che introduce, quale stimolo all'indagine e all'analisi di Agostino e discepoli, correggendone ed esaltandone i contenuti.

Il contributo in positivo del luogo nell'economia generale di quelle opere è così tanto marcato e tangibile, da far sorgere la naturale curiosità di localizzarlo. Dove si trovava e, se esiste ancora, dov'è oggi Cassiciaco?

Molti autori si sono cimentati nel dare una risposta con alterna fortuna e spesso scarne documentazioni.

In ogni caso sin dalla fine del Medioevo l'unica località che veniva accostata nella tradizione storica e letteraria al rus Cassiciacum era Cassago in Brianza. A parte una diversa identificazione, proposta a metà Ottocento da Alessandro Manzoni che poi si ricredette per "aver avvalorato una ipotesi ignorantemente falsa", Cassago è rimasto ed è l'unico luogo che ha ogni presupposto per corrispondere alla località agostiniana.

Lo confermano la toponomastica, la tradizione storico-letteraria e devozionale: lo dimostra in primis l'archeologia che a partire soprattutto dal 1950 in poi ha rivelato la presenza a Cassago di un importante insediamento romano che si è sovrapposto a un precedente abitato celto-gallico. Le scoperte hanno dimostrato che a Cassago nel IV-V secolo d. C. esisteva una villa romana.

Quasi certamente era proprio la villa di Verecondo.